Sarà capitato anche a te cara vergine, in camera da letto, tra le tante cose che ti vengono in mente volgendo lo sguardo a destra e a sinistra come un faro… non puoi non pensare al riordino di quei cassetti, quelli delle cose sepolte, quelli che eri convinto non avresti mai più riaperto per mancanza di tempo, e che per questo irritano il tuo colon come tutte le cose che non rientrano nel tuo perfetto puzzle mentale.
Apri il primo cassetto e lo richiudi prima che il senso del dovere te lo impedisca?
Oppure li apri tutti con ansia da prestazione, rovesciandoli sul letto e procedi al “destra sì / sinistra no” in attesa del prossimo momento da riordino compulsivo?
Oppure decidi di mettere in pratica il libercolo della giapponese Marie Kondo sulle tecniche di riordino?… quello che solo dopo la quarantaduesima pagina hai preso sul serio sconfiggendo l’idea di aver polverizzato soldi veri per comprarlo?
In fondo, la facile sintesi di quel libro (che ti consiglio di leggere) è questa: “sbarazzati di tutto e tieni solo quel paio di ricordi che se li butti ti strappi l’anima di dosso”… concetto che difficilmente digerirai se non ficcato a martellate nel conscio e nell’inconscio dalla ripetizione compulsiva che la Kondo fa degli stessi concetti in varie salse orientali.
E invece capita il quarto caso, proprio la trappola da cui la giapponesina mette in guardia: “ma guarda che ho ritrovato!”
Rivedo i loro volti ben più giovani su carta fotografica, già da quattro anni insieme… dunque inizio anno quinto per la precisione. Si amavano… e si sorridevano, e si cercavano… e sognavano… e vedevano l’uno nell’altro cose nuove ed eccitanti ogni giorno!
È vero: ho una forte inclinazione alla razionalità e molta onestà intellettuale e non posso non chiarire il “si amavano”.
Solo i disonesti tra di voi, anche nella solitudine dei loro pensieri, possono negare che l’amore è un complesso infinito di sfumature, la prima e l’ultima della quali sono distanti quanto la carbonara e il tofu, con tutte le infinite possibilità intermedie, alcune delle quali, volenti o nolenti, nella vita ci troviamo ad assaggiare.
Badate… per i due nella foto parlo comunque di amore, ovvero di un “forte collante” che unisce, in una delle tante accezioni che si possono collocare intorno al quarto anno di rapporto.
Quindi dicevamo… erano ancora molto innamorati… ed erano anche liberi professionisti.
Quelli appunto liberi di lavorare sempre… che usano la TV per focalizzare un punto all’infinito mentre ripassano la todo list del giorno trascorso e di quello a venire… che usano la cena per scambiarsi approvazioni motivazionali che un dipendente si aspetterebbe dal proprio capo (che loro ovviamente non hanno)… ché a volte farebbe comodo per tirarsi via qualche responsabilità… tesoro non sai che ha fatto oggi quello stronzo… no, niente, non ce l’avevano.
E mai darebbero al proprio cane il nome Fido perché penserebbero sempre al rosso in banca… e quando lui si sofferma su un documentario sugli aerei da caccia Fokker F24 si ricorda di aver cannato la scadenza del 16 del mese… e si chiedono come potrebbero integrare un figlio nella tabella Pivot delle loro spese classificate in Excel… e capitò nel corso del loro rapporto che non sapevano se guardarsi negli occhi o cedere allo schermo del miracoloso novello iPhone, concentratore tutto touch di funzioni telefonoChatTodolistAddressbookCalendar e soprattutto spara alert!… alert per tutto!
Insomma erano di quella categoria lì.
Come ulteriore tassello per chiarirvi il quadro, rientra nel menage di coppia un Burgman 400 nuovo, rateizzatoSettantadueMesi, argento fiammante.
A quei tempi un classico delle due ruote molto ma molto comodo per la coppia… che manco una vespa in vita loro… saltati direttamente dalla bicicletta alla prima macchina… chePapàTeLaCompraQuandoSaraiMaggiorenneUnMotorinoNonLoVedraiMai.
Amore che ne dici se con la moto facciamo un giro per l’Umbria, saltellando qua e là in cerca di qualche buon ristorante e dormendo dove capita?
Tesoro, che romantica idea! Portiamo una sacca con qualche straccio e via! Se ci manca qualcosa la compriamo strada facendo… e via affarobba!
E sotto il foglio della finanziaria “comoderate” che ti ritrovo?
La ricevuta di un tagliando dell’anno quattordici dall’anno zero… e i tempi erano cambiati.
Tesoro se non la rottami sia chiaro che sta dalla tua parte del garage e l’altra la uso solo io e non sconfinare…
Ma ci ho speso 700 euro di tagliando non mi va di rottamarla…
Sì dai lasciala arrugginire che poi sai dove te la dai…
Ma ci voglio recuperare almeno qualche soldo dai la metto su subito.it ché mia cugina ci vende tutto…
Sì ma prima cambia il piccolo ché l’ha fatta, mentre io cerco i costumi della grande.
Ma ti ricordi che dopodomani partiamo, sì?
Certo, mica sono rimbambita… piuttosto hai fatto sistemare la macchina?
Certo! Se aspettavo te… domani fai i bagagli? A me serve un attimo… a te qualche ora ad essere ottimisti e falsi… no?
Sissì, così domani sera sto tranquilla e magari mangiamo pizza… così non sporco la cucina e andiamo pure a letto presto.
Ok mi raccomando però domani rapida e concreta… intanto oggi inizio a sistemare l’irrigazione automatica sul balcone e magari vernicerò le grate di legno con l’impregnante… se i bambini si tengono a bada da soli, ovviamente…
Sì come no… sono almeno tre anni che lo devi fare… secondo me nella latta dell’impregnante ci trovi nuovi elementi chimici e potrai anche allungare la tavola di Mendeleev… ma per carità ora o mai più… fai fai…
Ok dai… inizio ora così domani sicuramente finisco.
Dai che l’oggi di ieri è arrivato eh… ed è già ora di pranzo… ti prego oggi devi finire le valigie… stasera le devo caricare!
Si ma sono quasi pronte!!!
Ma come… in soggiorno c’è tutta la casa smembrata e sparsa ovunque!
Ma che dici… sempre esagerato, faccio subito, oggi pomeriggio… appena torno.
Ma come… appena torni da dove?!?
Sì devo accompagnare la principessina di casa a cambiare una cosa in un negozio…
Ah buono a sapersi… aiuto! devo finire le grate, svuotare il frigo e portare i residui dai miei, prendere i computer in ufficio, finire la valigia, salutare i 3 superstiti del condominio che rimarranno a turno a difesa, programmare il satellite per registrare le ultime puntate di Giorgione Orto e Cucina, preparare il pane da portare via che senza sto male, andare a mettere in cassetta di sicurezza refrigerata la pasta madre e il kephir, più quello che non ricordo ovviamente!
Ti potevi organizzare prima… fai che dimentichi qualcosa… così dobbiamo pure comprare qualcosa strada facendo… e prendiamo le sòle… sono stanca di pensare a tutto quello che serve… a proposito porto anche le salviette acchiappacolore da 48…
Non so ora, ma a quei tempi, una coppia prossima alle nozze metteva in “lista”, per i possibili regali degli invitati, un set di valigie, che poi ti saresti ritrovato tra le palle in appena 70 metriquadri di casa, per giunta commerciali, sin dal primo giorno di convivenza.
A questo set si aggiungeva almeno un trolley portato in dote dalla sposa.
La struttura molecolare del suo tessuto interno era ormai intrinsecamente arricchita di tutti i profumi che nel corso del tempo quel trolley aveva avuto il privilegio di custodire come uno scrigno.
Come contraltare lo sposo portava in dote una sacca… se facoltoso anche di marca… altrimenti una di quelle prese con i punti del supermercato dalla mamma previdente… hai visto mai quando ti sposi…
Questa sacca portava con sé, altrettanto intrappolata nella struttura molecolare, una ricca commistione di fragranze, imbottita com’era stata per decine di partite di calcetto con calzini e mutande post sudatio, tenuti in rigorosa maturazione trentasei mesi… e più che di parmigiano, quei contenuti avevano assunto aromaticità di gorgonzola di pari stagionatura…
Ebbene, neppure la sposa più esperta (e intima conoscitrice dello scaffale detersivi più ricco che possiate immaginare), persino nei primi mesi di sovrumana volontà, sull’onda dell’entusiasmo da novella massaia, era riuscita a vincere quei legami quantistici tra tessuto e funghi e muffe.
Visto che tutte le valigie degne di questo nome da tempo erano state requisite per il trasporto del vestiario femminile e del piccolo pargolo, del necessaire e anche del non-necessaire dell’intera famiglia (con l’ovvia esclusione del maschio più grande di casa), ebbene questa sacca era l’unico strumento di trasporto per le di lui tre paia di calzini, mutande, magliette, pantaloncini… quindi del paio di ciabatte e del misero beauty liso e scolorito… sì quello furtivamente sottratto alla mamma quando a 14 anni era partito per il primo e unico campo scuola.
Questo povero cristiano, come ogni uomo sposato con prole, prima o poi si sente di troppo… anche se solo in certi frangenti… e questo era uno di quelli. Sente a volte di aver svolto un compito poco più che biologico e ormai giunto al termine.
Stando ad un acronimo nato negli spogliatoi degli anni del “calcetto settimanale ad ogni costo” (in realtà da lui raramente frequentati), si sente considerato né più né meno che un p.a.f., ovvero un portatore di un augello fecondo (ancora per poco e per giunta inutilmente), da cui nacque stirpe che di sola mamma ha contezza…
E quindi PAF, dopo tutte ma proprio tutte le sue incombenze, si avvicinava con passo deciso a prendere la sacca di cui sopra per imbottirla dei suoi pochi compagni di viaggio inanimati… ma già a pochi metri di distanza, posizionata sul divano di casa, la sacca appariva trasformata… era già gonfia!
Ad un più attento esame autoptico appariva stracolma di fazzoletti di carta, pannolini e quadrotti struccanti piccoli, medi e grandi!… e soprattuto questi ultimi che al supermercato non si trovano mai… e io lo so perché sono sempre in cima alla mia lista della spesa e lì rimangono fino quando per botta di culo li trovo e sfango la solita cazziata!
Si allega prova fotografica.

Preso da profonda intima mestizia, PAF sentì il desiderio della mamma… e si ridusse a lesinare una di quelle sacche che giacciono defunte nella cantina dei genitori… ammassate lì in attesa di tornare alla vita per eventi eccezionali.
Proprio quell’anno, il fratello di PAF, che dai tempi della maggiore età di norma trasformava il mese di agosto in un’ottima occasione di risparmio, standosene a casa lavato, stirato, nutrito e coccolato, aveva deciso di concedersi 10 giorni da leone… proprio con quell’ultima sacca che PAF ricordava!
Quando lo sconforto stava per costringerlo inesorabilmente ad un’imprevista strisciata della carta di credito, PAF fu salvato dall’idea di poter utilizzare una moderna ed ecologica busta della spesa di quelle da due euro… soluzione triste lo so! ma efficace ed economica!
Si allega prova fotografica.

PAF superò dunque la fase dell’imbottitura delle valigie, borse e sacche, procedendo quindi ad una una ponderata organizzazione di ordine di uscita delle stesse verso l’ascensore… mica si instradano alla rinfusa!
PAF in solitudine, con concentrazione, pur dotato della genetica superiorità maschile nella disposizione spaziale, non lesinò nell’uso di strumenti quali metro, goniometro e sagome in cartone riproducenti gli ingombri.
PAF poteva anche contare sull’italica immancabile “bara” formato maxi da 1,90 metri e oltre. E non banalizzate il suo acquisto… dato il costo elevato, fu deciso pensando di ammortizzarlo negli anni.
Non è così ovvio intuirlo, ma l’investimento poggiava sull’incrollabile certezza che questi momenti di frizione con la coniuge fossero inevitabili, sistemici e terminassero nel nulla come dal nulla erano emersi, senza lasciare traccia, così da ipotizzare ancora anni a venire con vacanze di famiglia. L’amore avrebbe dunque vinto… ne era certo, pur in una delle infinite sfumature proprie dell’anno quinto, sesto, settimo e così via.
Eppure c’è da dirlo… la tettonica a placche, e la grandiosità delle sue frizioni di massa, non avrebbero avuto gioco facile nel confronto con gli screzi famigliari in procinto della partenza agostana.
Tornando dunque agli eventi, trovarono strabiliante incastro tetris nell’ordine: 8 valigie di grandi dimensioni, 4 borse formato famiglia dotate di svariati scomparti interni ed esterni, 2 borse per canottoDaTreMetriCiambellaBebèCanottinoBebè, sacca a rete espansa di 90 centimetri contenente giochi da spiaggia per il bebè e un’ipotetica truppa di amici bebè , 2 remi retrattili, borsa per misto detersivi dal peso complessivo di 47 Kg., borsa per nécessaire da cucina chef stellato.
Per il momento della partenza si era riservato l’incastonamento virtuosistico di 2 borse frigo, borsa delle dimenticanze dell’ultimo minuto neurologicamente scusabili, 2 iPad e relativi supporti con incastro per il poggiatesta, blocco da disegno con relativi pennarelli, borsa degli snack secchi.
Si allega prova fotografica.

Tutto era pronto alle ore 21.30, compresa doccia preparatoria e piegatura dei vestiti per il viaggio, posizionati strategicamente sulla poltrona a fianco alla porta di uscita…. tanto per dimenticarsi di vestirsi… cosa questa neurologicamente non scusabile…
La partenza era pianificata per le ore 04zerozero, previa sveglia ore 03:30 del mattino, con l’idea di imbarcare i pargoli dormienti e di lasciarli in ostaggio di Morfeo fino alle 07:30 circa, lasciandosi alle spalle almeno il casello di Salerno.
In virtù della sua potente parte razionale e della sua correttezza intellettuale PAF non poteva dare credito all’aggettivo “pianificata”… che per la famiglia media italiana, per giunta pargolodipendente, senza eccezioni, è sinonimo di “irrealistica”.
In effetti alle 22:30 il continuum spazio-temporale è stato turbato da un gelato di commiato con alcuni amici che PAF ancora ringrazia, a distanza di anni, per aver dovuto procrastinare la sveglia alle 04:30, con l’idea però di levare l’ancora al più tardi alle 05 zerozero.
La partenza reale è ovviamente avvenuta alle 06:00… con 2 sole ore di ritardo sulla pianificazione… e ovviamente Morfeo si era già rotto palle di tenere i bambini con sé (palle divine ovviamente)…
Sarà riuscito il nostro eroe a mettersi a tavola per le ore 13zerozero, per mettere alla prova il ristorante del villaggio di destinazione, citato sulla brochure come Ristorante Belvedere – vista mare – ogni giorno la sorpresa dello chef – posti limitati – prenotazione obbligatoria, contrapposto all’altro (appena citato in un trafiletto) forse riservato agli sfigati del “come ti reinvento in frittatona la pastacolla del giorno prima”?
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