Quando un amico ti propone un corso di sopravvivenza di un paio di giorni, che ti costerà quanto una simpatica e rilassante uscita con famiglia e amici, e che ti polverizzerà un prezioso fine settimana, e che ti porterà tanta stanchezza per la ripartenza del lunedì, e dici sì d’impulso, possono esserci tre ordini di “perché”.

“Perché esistenziali”: affondano chissà quanto nel tuo vissuto. Il “sì” è l’eiaculatio di un processo di maturazione di esigenze pressurizzate, che trovano improvvisamente un buchino di uscita.

“Perché ad cazzum”: il “sì” è una risposta dettata dal “faccio il figo” semel in vita, ma poi non ti puoi tirare indietro per non fare figuracce con i comuni conoscenti. Dovrai però trovare qualche giustificazione a questa risposta, nell’immediato ai tuoi stretti famigliari e poi a te stesso.
E queste giustificazioni sembrano tutto sommato credibili come quelle esistenziali.
E se invece i “perché esistenziali” ci fossero anche in questo caso e avessero trovato un trasporto inaspettato per uscire allo scoperto tramite i “perché ad cazzum”?

“Perché timidamente razionali”: “chissà se riesco ad accendere un fuoco con il bastoncino e l’archetto che già a realizzarli ci vuole un ingegnere e pure falegname”… oppure “mi aiuteranno le lezioni di pilates degli ultimi 10 anni a essere più figo degli altri”… oppure “interessante capire se chi fa questa roba ci fa o ci è”… oppure “tutto è utile nella vita”… oppure altri che neppure meritano citazione.

Intanto ho sgamato come farlocca tutta quest’ultima categoria e molti dei “perché” delle prime due categorie.

Ne rimangono solo due e partirò da quello che più mi puzza, ovvero: “perché voglio rompere gli schemi”… che va a braccetto con le domande: “quanto sono dipendente dalla mia quotidianità?”… il che badate non è “quanto sono legato”… la dipendenza è ben altro… e va anche a braccetto con: “quanto sono dipendenti gli altri dalla mia quotidianità?”… il che badate non è “quanto sono legati”… il che supporrebbe affetto e non un legame solo tecnico o addirittura parassitario…

Quindi “rompere con gli schemi”: comunicare alla tua intera rubrica degli esseriUmaniSempreConnessi che non sarai reperibile per due giorni a meno di non venirti a raggiungere sul cucuzzolo a piedi e con la pioggia… o lasciare un intero fine settimana l’incolpevole moglie con i nervi a fior di pelle per la trascorsa terribile settimana lavorativa e in previsione della ventura ancora peggiore… o comunicare ai tuoi genitori che non ti vedranno nel fine settimana, cosa che non accade da anni, e fai crollare loro la fede nella ricorsività assoluta di alcuni fenomeni come quello delle fasi lunari… o non toccare il computer per risolvere i problemi dei tuoi clienti ché durante la settimana crolla il mondo se gli fermi un server per 10 minuti… o non rispondere alla chat della top class del condominio, facendo mancare il tuo supporto alle trame clandestine per verniciare le scale prima che il giallo diventi grigio, e sbattersene di chi odia il giallo e preferisce il grigio da trasformazione ossidativa…

Effettivamente fare tutto ciò è rompere schemi di cui forse non capisci l’entità e la radicazione… ed è intrigante e raro poterla indagare!

E come puoi fare questi e altri torti dirompenti se non trovando una valida motivazione paraburocratica?

Eccola!

Può un uomo che abbia a cuore la sua famiglia non imparare a sopravvivere a un evento che forse mai capiterà ma forse sì… come l’assicurazione xy che mai servirà ma quando servirà sarai stato cretino a non farla?

E puoi quindi non scaricare la motivazione della tua irraggiunibilità sul sommo intoccabile centenario “regolamento” dell’emerita e reverendissima associazione Survival School Sos2012 che impedisce qualunque oggetto tecnologico e contatto col proprio mondo di provenienza?

Il secondo e ultimo “perché” è quello che più mi piace… e se fosse un fottuto inganno della mia razionalità creativa ci resterei male… ovvero: “quanto la mia cultura mi sarebbe utile in un contesto totalmente diverso dal mio mondo”?

La mia risposta da anni oscilla tra pochissimo e molto… da un lato forse per dar contro alla prosopopea di tanti che ritengono la cultura di cui faccio parte come auspicabile per tutti… dall’altro perché ho sempre mal sopportato quelli che la considerano inutile in favore di quella sì veramente utile e guadagnata “in strada”… come se poi io non avessi contatto con la vita “vissuta”.

In verità non mi è capitata l’occasione di essere catapultato in Brasile tra le vedove nere… e auspico non capiterà mai.

Ho sempre pensato che se improvvisamente fossi catapultato in mutande in Amazzonia… lo so non un bello spettacolo… preferirei aver avuto come genitori e amici degli aborigeni.

In sostanza e detto più seriamente: in che modo la frequentazione dalla nascita di una famiglia borghese orientata a far studiare il figlio come “quelli che contano”, il quinquennale legame col vocabolario Rocci di Greco antico, la triste immagine delle monadi di Leibniz, la frequentazione pluriennale del mio amico Francesco compagno di nerditudine, lo studio intenso della polifonia bachiana, l’interesse per la sociologia, ebbene: quanto tutto ciò ha valore se il contesto in cui si vive è totalmente diverso e richiede per sopravvivere conoscenze, e più complessivamente una cultura, ben diverse?

Appena capitata un’occasione irripetibile, il mio istinto ha sostituito il Brasile con Artena e l’aereo precipitato con il passaggio in macchina di un amico… per un corso di surviving di appena due giorni… veramente veramente veramente tanto istruttivi… e non intendo tenicamente (o almeno non solo)… tutti lo dovrebbero fare obbligatoriamente come imparare a lavarsi i denti.

Sono tornato con tanti altri “perché” e tante risposte temporanee da metabolizzare che spero presto mettere nero su bianco.