Mi tornano spesso alla memoria due bei segni di matita blu… di quelli ben calcati su qualche compito delle elementari… e ben calcati anche nei miei ricordi.

Come non incappare anche oggi in un “qual’è” con l’apostrofo… pochi sanno che in italiano esiste l’aggettivo “qual”… con l’apocope della vocale… del resto basti pensare ad espressioni come “qual buon vento”… insomma non c’è da elidere proprio nulla!

La scrittura corretta è “qual è”… e il colmo è che quando mi capita di scriverlo mi sento persino in imbarazzo… perché so che l’altro penserà ad un mio errore 🙂

Raddoppio con un bell’avverbio “propio” al posto del corretto “proprio”… un errore, che io sappia, tutto solo mio!

E ricordo che quella correzione in seconda elementare mi diede da pensare molto… minò alle base l’idea dell’infallibilità dei miei genitori… non potevo più fidarmi della lingua parlata in casa… e pensare che andavo fiero di mia madre quando correggeva in “salsiccia” qualche “salciccia” uscita dalla bocca di uno sventurato cugino 🙂