In tanti anni passati a realizzare informaticamente contenuti didattici per la scuola, non mi ero mai soffermato a riflettere sul complesso dei concetti che guidavano il mio lavoro, a volte istintivi e a volte studiati.

Né tantomento avevo mai organizzato e relazionato questi concetti con quelli di coloro che mi fornivano i contenuti, ovvero i redattori dei vari editori e i miei stessi collaboratori, professionisti del mondo della grafica, dell’animazione, ed altro.

Con l’attuale esplosione disordinata e spesso ridicola (per forma, modi e qualità) della didattica a distanza, sono altrettanto proliferati quei contenuti didattici che prima erano limitati al solo supporto dei libri cartacei; ora sono invece sono destinati alla forzata didattica a distanza.

Prima, diciamocelo, erano strumenti ignorati da tutti… studenti, insegnanti, genitori… realizzati più per obblighi di legge che per effettiva utilità e capacità degli insegnanti di servirsene.

Ora potrebbero entrare finalmente in campo per una reale utilità.

Ma come creare contenuti efficaci e coinvolgenti per la didattica (a distanza o meno) è tutt’altro che scontato.

Spero che questa mia personale sintesi dei princìpi chiave della didattica digitale, possa essere utile a qualcuno, se non altro come canovaccio per potersi muovere nell’infinito mondo di tutorial sparsi ormai ovunque, ciascuno su un aspetto specifico della comunicazione digitale, forse senza mai trovare un quadro d’insieme ovvero una sorta di “indice” dei concetti essenziali.

Interessarsi alla didattica digitale sarebbe importante anche per i genitori, che dovrebbero supportare l’apprendimento dei loro figli, proprio partendo dalla comprensione di molti importanti concetti che non appartengono alla loro generazione.

Per non parlare poi di chi deve comunicare per lavoro, a clienti e colleghi: anche in questo caso i concetti che esprimerò potrebbero essere utili.

Partirei dal concetto cardine, ovvero dalla FINALITÀ della comunicazione.

La domanda su quale sia il fine da raggiungere è il filo che lega tutti gli altri aspetti che citerò.

È quindi importante chiedersi se il fine del momento didattico digitale è:

– far apprendere un contenuto (qualunque esso sia);

– verificare i prerequisiti perché un contenuto sia fruibile;

– comunicare un contenuto preparatorio;

– verificare a valle l’apprendimento del contenuto stesso;

– chiarire o approfondire il contenuto;

– sviluppare una consapevolezza critica sullo stesso;

– far collaborare più soggetti si di un contenuto, al fine di approfondirlo, chiarirlo, criticarlo;

– altro ancora.

E cosa dire dell’AMBIENTE e del MEZZO in cui, e attraverso cui, la comunicazione avrà luogo?

– Chi propone il contenuto è in presenza fisica o a distanza ma comunque in comunicazione “frontale” (sincrona di fronte al destinatario)?

– Gli studenti collaborano in gruppo oppure fruiscono ciascuno singolarmente dei contenuti?

– Il contenuto si può fruire ovunque (e quindi anche in ambienti in cui è difficile la concentrazione) o in un luogo chiuso (aula, casa, lavoro)?

– La fruizione del contenuto è su dispositivo piccolo come uno smartphone, o di dimensioni maggiori come un computer, oppure proiettato su un grande schermo?

Oltre quindi alla finalità, all’ambiente e al mezzo di comunicazione, un aspetto poco conosciuto e indagato nella pratica didattica è l’aspetto NEUROLOGICO, ovvero il complesso degli aspetti fisici neurologici dell’attenzione, dell’apprendimento, dell’elaborazione, della memorizzazione.

La neuroscienza dà risposte sul funzionamento della mente che apprende, sugli aspetti emotivi coinvolti, sulle motivazioni.

Vi invito ad approfondimenti specifici su questo aspetto importantissimo, anche magari solo divulgativi.

Cito solo alcuni fenomeni neurologici per intuirne l’importanza:

– è ormai noto che l’attenzione di un soggetto, di fronte ad un altro che comunica, segue una curva che raggiunge il suo apice e ridiscende, appena dopo alcuni minuti;

– la comunicazione visiva per immagini è estremamente più veloce di quella verbale;

– la memorizzazione di immagini è estremamente più duratura di quella verbale;

– l’ordine e la simmetria sono fondamentali per mettere a proprio agio; l’utilizzo del disordine deve essere funzionale ad uno scopo specifico e non la norma;

– l’argomento espresso deve necessariamente agganciarsi ad un livello di comprensibilità iniziale nel fruitore, per poi portare ad un livello maggiore e inesplorato di conoscenza.

La combinazione dei fattori che ho citato come cardine nell’insegnamento digitale, ovvero l’identificazione di finalità, ambiente, supporto, neurologia dell’apprendimento, determinano l’orientamento successivo nella produzione del materiale.

Ecco due concetti chiave:

– la CONTENT CURATION

– il FORMAT

La cosiddetta “CONTENT CURATION” ha come oggetto la selezione (e l’eventuale rielaborazione) di contenuti esistenti, oppure la realizzazione diretta di contenuti originali.

I contenuti possono essere quindi già esistenti, e oggigiorno facilmente reperibili in internet in forma gratuita o meno.

Per questa tipologia di contenuti suggerisco alcuni problemi da valutare prima di utilizzarli:

– definire gli ambiti in cui ricercarli (con attenzione alla qualità del “contenitore” da cui si pesca, agli aspetti legali, ecc.);

– classificarli attentamente per tipologia, accuratezza, forma, ecc.;

– commentare per sé stessi i contenuti trovati, per una propria successiva rivalutazione al momento dell’utilizzo effettivo;

– aggiornare i contenuti trovati nel caso di utilizzo successivo;

– contestualizzarli;

– aspetto non ultimo per importanza, verificare le fonti dei contenuti, la correttezza e l’autorevolezza.

Se i contenuti già esistenti non rispondono alle esigenze ben chiarite di fine-ambiente-supporto-neuroscienza, è allora necessario passare alla produzione di materiale originale, nei modi che si riterranno opportuni, ovvero producendoli in proprio o commissionandoli a specifici professionisti.

Sia per i contenuti esistenti che per quelli originali, vale il concetto chiave del FORMAT.

Per essere chiari e sintetici il “format” è più semplicemente la forma digitale che un contenuto può assumere.

Eccone alcuni di esempio.

Video frontale

Ovvero una ripresa video di chi comunica, sia in diretta che differita:

– utile nella comunicazione a distanza quando non si può essere presenti;

– oppure, in presenza del destinatario della comunicazione, anche solo per spezzare il ritmo della presentazione e creare un diversivo (ad esempio come integrazione della spiegazione, o come introduzione o sintesi);

– deve essere breve per mantenere l’efficacia in relazione all’attenzione del fruitore;

– è molto utile che alcuni concetti chiave siano sovraimpressi nel video, con caratteri grandi e accattivanti, ovviamente con termini o frasi estremamente sintetici.

Slide

Si tratta di diapositive digitali:

– utili sia in una comunicazione frontale (quindi in presenza del destinatario) che asincrona, per schematizzare, sintetizzare, stigmatizzare i concetti espressi… ovviamente evitando che quanto scritto coincida esattamente con quanto detto!; 

– utili nel lavoro di gruppo per creare una presentazione condivisa tra più studenti;

– quindi utili come supporto al “teach to learn”, dove gli studenti preparano la lezione e diventano insegnanti per i loro compagni, appunto attraverso una presentazione sotto forma di slide.

Screencast

Ovvero registrazione in un video di quanto accade sullo schermo di un computer.

Può ad esempio essere utilizzato per mostrare ad un gruppo di studenti come si effettuano certe operazioni direttamente sul computer.

Schermo interattivo

Ovvero contenuti per la LIM (lavagna digitale interattiva), oppure tablet o computer su cui si possano effettuare operazioni come scrivere, evidenziare, presentare contenuti, agire con precisione con penne digitali;

– è un tipo di presentazione utile sia in presenza che nella comunicazione asincrona;

– coinvolgente nella misura in cui c’è un progresso continuo di eventi e c’è possibilità di interazione anche da parte dello studente.

Cartoon

Ovvero traduzione dei concetti in cartoni animati o statici, più o meno stilizzati:

– comunicazione utile per catturare l’attenzione;

– utile per la sintesi dei concetti e per la comunicazione di una struttura degli stessi;

– utile per i progetti di gruppo laddove i cartoon possono essere prodotti dagli stessi studenti;

– e in questo caso utili per sviluppare anche competenze nella realizzazione di storyboard (ovvero la strutturazione dei contenuti e bozza della presentazione), nella realizzazione pratica dei contenuti digitali stessi, e per stimolare lo spirito di collaborazione.

Riprese video

– utili dove si vogliano presentare esperienze non riproponibili diversamente, ovvero portare in campo la vita reale;

– utili per i progetti collaborativi, come nel caso sopra citato dello sviluppo di cartoon, e con gli stessi aspetti di sviluppo di competenze accessorie.

Infografica

Ovvero oggetti grafici in cui l’informazione assume forma visuale accattivante, sintetica, prevalentemente grafica più che testuale:

– si utilizzano oggetti grafici come etichette, frecce, baloon, immagini stilizzate o meno, riquadri, tabelle, schemi;

– utile per imparare a sintetizzare i concetti;

– permette di concentrarsi sui dati e la loro relazione (spaziale e temporale che sia); ottima ad esempio per la rappresentazione di dati in forma gerarchica, tabellare, di confronto, ecc.

Quiz

Ovvero domande con risposta interattiva:

– possono essere corredate di video, testi, infografica, ecc. per renderle più accattivanti e chiare;

– mantengono alta l’attenzione poiché richiedono interazione;

– consentono all’insegnante di valutare l’apprendimento anche contestualmente alla spiegazione (ovvero durante la stessa).

In tutto quando sopra sintetizzato, alcuni concetti trasversali sono fondamentali nella creazione dei contenuti e vanno perseguiti… mi preme appuntarli:

– occorre catturare l’attenzione del destinatario della comunicazione con argomenti, strumenti, organizzazione interessanti;

– è necessario agganciarsi al livello di comprensione esistente per tendere ad un livello maggiore ma senza strappi;

– bisogna scegliere sempre il format giusto per il fine-ambiente-mezzo;

– è opportuno posizionare il concetto chiave secondo le tre seguenti tecniche:

  • BLOT (bottom line on the top), ovvero esprimerlo in testa per catturare immediatamente l’attenzione per poi chiarirlo e approfondirlo;
  • BLIM (bottom line in the middle), ovvero introdurlo “a sandwich” dopo le necessarie premesse e prima dei necessari chiarimenti e approfondimenti;
  • BLOB (bottom line on the bottom) ovvero arrivare al concetto chiave alla fine di una premessa e dell’evoluzione delle argomentazioni, in un climax crescente fino alla tesi finale.

– il tempo di attenzione massima arriva dopo 5-7 minuti dall’inizio dell’esposizione e poi cala necessariamente;

– una slide non può durare più di 20-30 secondi;

– è utile creare sorprese che spiazzino, con parole, grafica, alleggerimenti di contenuto;

– è di sicuro successo inserire immagini belle e curate;

– utilizzare sempre poche parole ma importanti;

– le parole chiave devono essere ben evidenziate con caratteristiche estetiche funzionali;

– i font devono essere leggibili, i colori ben coordinati, gli allineamenti e la simmetria devono essere curati, gli stili diversi devono essere usati con parsimonia;

– crea sintonia e attira l’attenzione fare riferimenti alla vita reale e alle esperienze di chi ascolta (musica, film, esperienze comuni di vita);

– i numeri attraggono più delle parole;

– l’utilizzo della metafora (purché pertinente e curata) attiva processi neurologici di apprendimento e assimilazione;

– i contenuti interattivi, soprattutto lanciati istantaneamente durante la comunicazione, servono a mantenere attiva l’attenzione;

– il livello di comunicazione si svolge ovviamente su di un piano “verbale” ma anche “paraverbale” (ad esempio è necessario variare il tono, ritmo, inflessione, intensità del discorso) e non in ultimo “non verbale” (mimica, movimento, aspetto esteriore di tutti i contenuti visivi).