Ho fatto il guardone di annunci per 25 anni dopo che il mio pianoforte a coda si è vaporizzato, dopo la mia decisione di smettere di fare il pianista e la giusta esigenza dei miei genitori di “rientrare” delle vagonate di soldi spesi per i miei studi.
Da allora ho sempre sbirciato tra gli annunci di vendita dagli anni di Porta Portese fino ai moderni portali web, sperando di scoprire il mio stesso cucciolo, o un suo fratello, in vendita ad un prezzo abbordabile… senza nemmeno sapere in caso dove avrei mai potuto mettere uno Yamaha S400 di 2 metri ben poco giapponese ma costruito in Germania con materiali e tecniche tipici di pianoforti d’eccellenza… fu una grande perdita.
Qualche giorno fa sono incappato nell’annuncio di vendita di un pianoforte Bluthner del 1887, nato quindi quando Brahms era ancora in vita.
Ho sempre snobbato questi cassoni chissà come rabberciati e sicuramente lontani dai pianoforti moderni come capacità tecniche.
Eppure, essendo in vendita in una casa romana, mi è venuta un gran voglia di metterci le mani sopra… facendo sicuramente perdere tempo al proprietario… ma avevo proprio la curiosità di capire come Brahms, Rachmaninov ed altri mostri sacri del pianismo di fine ‘800 e inizio ‘900 avessero potuto suonare quei loro difficili capolavori su simili strumenti.
Tralascio la strana ansia del viaggio in metro e l’emozione francamente inaspettata nel suonare il campanello di quella casa e ancor più nell’avvicinarmi allo strumento dopo un saluto rapido e disinteressato con il proprietario.
Era al centro di una grande sala della Roma “ricca”, con le gambe non tornite come me le aspettavo… sostituite con altre “moderne” di inizio ‘900 e simili a quelle attuali… poco male… un leggìo malconcio, sicuramente tutto riverniciato maldestramente chissà nel dopoguerra, una corda rotta che faceva capolino, pedali consunti.
Eppure mi sono seduto con rispetto e appena ho affondato il primo accordo sono rimasto in silenzio per almeno 2 minuti… non me l’aspettavo… un suono meraviglioso nonostante fosse leggermente scordato… una risonanza piena, potente e calda, una rotondità di suono distante anni luce da quel “vecchiume” acustico che mi aspettavo, avanti anni luce rispetto a cinesi, coreani e giapponesi che oggi vanno per la maggiore manco costassero poco.
Osservando quei tasti in avorio ancora perfetti e ingialliti mi sono sentito francamente timoroso al pensiero della sua storia… tutto originale dai martelletti alle corde.
Me ne sono andato dopo qualche altra timida nota, dicendo che il pianoforte era bello ma ovviamente costoso da rimettere a posto.
In realtà non ho potuto pensare neppure per un attimo di non averlo.
Il giorno seguente, ripresa la freddezza commerciale che ho imparato da padre commerciante, ho mandato un messaggio vocale al proprietario, sperando che ci riflettesse e non rispondesse d’istinto, con testo e sceneggiatura del miglior mercante marocchino principe dei souk Derb Omar di Casablanca.
Ho proposto un prezzo ridicolo ben sapendo che avrei speso molto di più per ridar vita a quel vecchio gioiello.ù
Il destino ha voluto che il tizio accettasse dopo qualche finta trattativa al rialzo.Ecco a voi la sua faccia.
Ho passato ieri tre ore con il chirurgo che lo opererà e definito tutti i dettagli dell’intervento.
La meccanica sarà restituita agli splendori di un tempo.
L’estetica, visto che comunque nel tempo è stato modernizzato nella verniciatura e nelle gambe, ho optato per un nero opaco che lo proteggerà anche dai tarli.
Per chi vorrà il risultato tra 90 giorni ma intanto ecco la sua faccia!

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