Oggigiorno e ogginotte se non sei resiliente non vali nulla.
Se vuoi fare un complimentotuttinuno ad una donna definiscila resiliente… se un uomo, definiscilo resiliente… è pure neutro… e data l’aria che tira sul femminile/maschile non è poco!
Ora abbiamo pure il piano di resilienza salvaeuropatuttainuno.

Il pistolotto che sta per iniziare, signore e signori della giuria che non volete proseguire e qui vi fermerete, dimostrerà, spero senza ragionevole ombra di dubbio, che sentir parlare di resilienza dagli psicologi urta forse solo me; ma sentir parlare di resilienza economisti e politici dovrebbe urtare pure voi, perché economisti e politici vi vogliono restituire un futuro ammaccato o stiracchiato o ben che vada immutato.

In Psicologia ho scoperto un universo intorno al termine “resilienza”… nasce dall’aver voluto etichettare (lo dico in soldoni) la capacità dell’uomo di reagire agli eventi negativi, traendone insegnamento, maturando un nuovo stato psicologico e raggiungendo persino una nuova “positività”.

Che io sapessi, la resilienza era un tempo la capacità di un metallo di resistere alla rottura, pur rimanendo ammaccatello o deformato… poveri siderurgici dovranno trovare un’altra definizionetuttinuno.

Anche i filatori hanno usato questo termine (oggettivamente figo) per definire la capacità di un filato di resistere alla rottura tornando alla forma di partenza.
Per inciso mi pare che i filatori abbiano centrato meglio l’origine latina del termine, legata più al “tornare alla forma di partenza”… una sorta di “rimbalzo”… ma pure loro dovranno trovare un’altra definizionetuttinuno.

Il mio appunto è che la biochimica del cervello umano (psiche per i più romantici) non resiste ai traumi ammaccandosi come il metallo… cosa che che oltretutto mi fa pensare a qualcosa di necessariamente malridotto.
Né reagisce ai traumi tornando al suo stato originario come un elastico… mai!
Non vorrei esagerare nella critica alla metafora, ma credo non vi sfugga che il cervello è un sistema “vivo” e quindi “leggermente” più complesso.

A quegli psicologi che mi dicono che, partendo da una situazione psicologicamente negativa, riuscire a trovare le risorse per ribaltarla alla fine è metaforizzabile in un rimbalzo elastico, rispondo che la trovata è veramente superficiale… potevano fare molto di meglio.

La capacità più interessante della biochimica cerebrale sta nella sua plasticità, nella capacità di trasformarsi in qualcosa di sempre nuovo, di creare nuovi percorsi sinaptici, di creare nuove relazioni tra ricordi, emozioni, ambiente, quindi nuove esperienze, deduzioni, convincimenti e comportamenti.

E tutto ciò avviene con una tale gradualità, continuità e complessità che non abbiamo realmente possibilità di fotografare un istante di questa trasformazione… figuriamoci definirla persino buona o cattiva, moralmente o dal punto di vista comportamentale.

Per ignoranza ho scoperto solo da poco come lo stiracchiamento di questa proprietà della fisica dei materiali abbia contagiato non solo gli psicologi, ma anche gli antropologi, gli economisti, gli informatici, altri non so chi, e in ultimo i politici.

Le metafore hanno senso quando sono calzanti e non trasformate a piacimento perché fa figo.

Tutti quelli che per effetto gregge non hanno saputo trovare un altro termine per significare che un “sistema” sottoposto a stress ha la capacità di resistere, modificare il proprio comportamento per uscirne se vivo, vegeto e persino migliorato, hanno fottuto e lasciati orfani metallurgici e filatori… e a me rode.

Potevate fermarvi quando ve l’ho proposto, non vi lamentate.