Ho iniziato trent’anni fa la professione di consulente informatico, animato da bruciante passione, con mille idee su come avrei potuto, e oserei dire dovuto, divulgare la buona informatica, quella che avrebbe supportato l’uomo nell’ideazione, progettazione, produzione, e nella creatività ad ampio spettro… insomma come uno strumento variegato al servizio dell’intelletto nelle sue infinite applicazioni.

Mi sono ritrovato appena dieci anni dopo, verso l’anno 2000 del millennium bug, a cestinare ogni buon proposito, sia perché non ho mai visto nessuno investire tempo e denaro oltre lo stretto indispensabile, purché i sistemi dunque funzionino e nulla oltre, sia perché men che meno sono riuscito a convincere qualcuno a farlo.

Altri dieci anni sono poi passati, e siamo intono al 2010, perché mi convincessi che la maggior parte del già esiguo budget informatico (fosse “domestico” o “business”) si sarebbe dissolto inesorabilmente nel prevenire (per il poco possibile), e nel combattere (nel più dei casi) il malware diffuso ormai in varie forme più o meno gravi.

Sono passati altri dieci anni, e siamo al 2020, e non solo non ho visto crepare quel sistema di nome windows (rigorosamente in minusolo), che tanti lutti addusse non solo agli Achei ma al mondo intero, ma ho dovuto veder nascere e proliferare ed affermarsi quell’android che lo ha affiancato validamente, sempre in minuscolo, sia per inefficienza che vulnerabilità.

Mi mancava quindi che la mia vita di sistemista ( figura che questi benedetti sistemi deve tener su con pochi quattrini, tempi serratissimi e l’ansia irrazionale dei clienti in panne che soffia contro) fosse arricchita da altre sorprese, che per i prossimi dieci anni gradualmente mi convinceranno a cercare rifugio in convento.

Prima sorpresa… senz’altro i cosiddetti ramsonware, ovvero quei malware nati dai giocattoli informaticamente malvagi di un tempo, divenuti ora strumenti di malaffare di giganti proporzioni.
Più generalmente rappresentano un salto quantico in termini di aggressività e raffinatezza informatica, ma anche di malvagità umana.
Da un lato afferrano al collo e dissanguano, economicamente e mentalmente, donne e uomini, informaticamente ignoranti, che vedono svanire accartocciandosi digitalmente le foto dei loro cari, rigorosamente tenute in unica copia su computer della qualità complessiva di un tostapane, e ovviamente protetti come un colabrodo.
Dall’altro lato i malèfici prendono in ostaggio aziende anche di grandi dimensioni, altrettanto informaticamente ignoranti… perché sì, ci lavorano le stesse donne e uomini di cui sopra… da un lato vittime di strumenti progettati complessivamente male e mal protetti, e dall’altro, come quasi tutti noi, troppo arroganti per pensare di dover imparare prima di usare.

Una congiura che non lascia scampo, anche per i miei prossimi dieci anni, causata sempre dai soliti due lati opposti: produttori e clienti (persone o aziende che siano).

Da un lato quindi la scarsa qualità e l’inadeguatezza degli strumenti per come vengono progettati, realizzati e venduti.
Ma vogliamo ripartire buoni e cattivi senza mezzi termini?

Nel caso dei computer diffusi a casa quanto nelle aziende, vorrei mettere da un lato Apple, che, con tutti gli i difetti, pur garantisce dall’hardware al software sistemi progettati con buona integrazione.
E vorrei mettere dall’altro lato microsoft, che raggruma un’accozzaglia di pezzi software, vecchi e nuovi, in un sistema operativo di nome windows, per rendere operativo un coacervo di componenti hardware, assemblati dalle più disparate case produttrici, senza ovviamente poter integrare realmente nulla.

E vogliamo dare uno sguardo ai sistemi mobili oltre che ai tradizionali computer?

No, lasciamo stare e passiamo all’altro responsabile della congiura, ovvero il cliente utilizzatore, e tirerei in ballo nell’ordine…

…le aziende: che prevedono per ignoranza acquisto di PC, server e dispositivi vari, ovviamente economici (e mio padre mi diceva sempre “poco pagare ma poco avere”), senza proteggerli al confine (a che servono i firewall e anti-malware affacciati verso internet?),  senza proteggerli dal fuoco amico del vicino di postazione (perché spendere per sistemi di difesa sul dispositivo stesso?), ignorando i sistemi di backup (il famigerato backup in più posizioni? lo capisce anche mia madre che se perde una foto almeno ha il negativo per ristamparla), e fregandosene della mancanza di cultura informatica degli utenti (che importa se impiegano il doppio a svolgere i loro compiti e se sdrumano il server aziendale per un innocente clic?).

…e ancora tiro in ballo l’informatica “di casa”.
Riproduce tutte le mancanze di cui sopra ma ovviamente in più ridotta scala.
Come (unica) scusante ha il fatto che anche se si leggesse il libretto di istruzioni del PC, non si troverebbe scritto nulla su come si usa…
E nemmeno troverebbe scritto che il prezzo pagato è una truffa, visto che si dovrebbe comprare almeno un sistema di backup… e un sistema di difesa aggiuntivo oltre le “inutilities” già installate all’acquisto… pena di veder prima o poi accartocciarsi informaticamente tutto lo storico digitale di famiglia per un malware.

Direte… ma se chicchessia (azienda o famiglia) non si può permettere di acquistare sistemi con tutto quanto sopra detto, in aggiunta al solo pezzo di ferro?
La risposta è semplice: non comprate nulla o a chi tocca non si arrabbi… ovvero a chi tocca non metta il broncio… ovvero a chi tocca non si lamenti… soprattutto con noi poveri sistemisti.

E se da svariati mesi, nelle mie notti, aleggia l’incubo del ramsonware, e di quello che mi costa in tempo e salute mentale rimettere in piedi una struttura informatica (che tanto sempre gira gira il cetriolo finisce sempre là)… chi si è premurato di arricchirmi di una buona dose di ansia?

Lui… sempre lui… windows 10… in una delle sue ultime incarnazioni… in particolare la sua voluta, bramata, pensata, progettata, implementata capacità di autoaggiornarsi, stampata nel suo DNA binario… sempre che non vogliate negarglielo con qualche rabberciato stratagemma… ma poi chi glielo dice al vostro cliente che windows non è aggiornato come previsto dal produttore?

Come però glielo spiegate, ad un’intera azienda, che al risveglio trova l’aggiornamento 1903, di cui proprio tutti non sentivano la mancanza, bloccato al 60% della sua installazione notturna, lasciando i computer inutilizzabili, a meno del solito intervento del sottoscritto sistemista, con il fiato sul collo della stessa medesima azienda, per tutto il tempo necessario allo sblocco di “enne” macchine?

E come glielo spiegate a quegl’incazzati che si trascinano in ufficio controvoglia la mattina, che i seguenti 3 codici sibillini KB4535996, KB4540673 e KB4551762, durante la notte, hanno congiurato per rendere loro impossibile accedere al sistema, o per sorprenderli con sfavillanti schermate blu di errore, o per mettere alla prova i loro progressi nello yoga o nelle discipline zen, rallentando i sistemi fino all’inutilizzabilità?

Come glielo spiegate ad un imprenditore che la microsoft, multinazionale  e multimiliardaria, fino al 2015 (così si narra) aveva un enorme laboratorio con tantissime configurazioni hardware e software differenti per testare windows e i suoi aggiornamenti… e aveva un team di persone (cosa buona e santa) che era impegnato notte e giorno a sperimentare la maturità del sistema operativo in tutte le sue parti, scovando molti dei bug che altrimenti sarebbero arrivati direttamente nel nostro piatto… e che ora, con sistemi altisonanti come virtualizzazione e telemetria, ha rottamato l’idea, sempre buona e santa, di testare windows su un parco di combinazioni di macchine e software molto vario?

Come glielo spiegate al di cui sopra imprenditore, o alla famigliola che ha investito metà stipendio nel PC per il figliolo, che la macchina è ferma non perché i sistemisti non sono previdenti e preparati, ma perché alla microsoft ritengono inutile testare il loro gioiello windows su una macchina simile a quella su cui finirà nella realtà, corredata di vario hardware e variegato software, con cui dovrà convivere al momento del risveglio, la mattina dopo l’update?

E capita allora anche che un aggiornamento introduca nuovi bug, e che la toppa sia peggiore del baco.

E capita allora che sia l’utente a fare da tester… ma questo lo si dice da tempo ormai.

E capita anche che qualcuno dica che non è vero e che la qualità negli anni sia aumentata… ma dico io, al massimo della mia capacità di comprensione, che anche fosse, non è abbastanza aumentata quanto la complessità dei sistemi, ed è sempre molti passi indietro rispetto all’efficienza, molti passi indietro “rispetto al rispetto” dovuto agli utenti, nonché clienti, nonché pagatori.