Sono incazzato perché un bel giorno mi sono sorpreso a sminuire il numero 297 (morti di Covid al giorno) e per assolvermi mi sono dovuto aggrappare con tutte le forze all’idea di essere stato ingannato… ma da chi?
Quando spendiamo pecunia, l’istinto ci guida al risparmio; solo la razionalità, ma un passo in ritardo, ci guida nel contemperare altri aspetti come qualità, servizio, estetica, opportunità, ecc.
Non credo di sbagliare dicendo che il “dar via qualcosa di proprio” per ottenere “altro” sottostà all’istinto del “meno” per ottenere il “più”, e non ad un calcolo razionale: insomma l’istinto ci guida a “fregare” il più possibile sulla quantità.
Così, quando una generazione si è trovata dallo spendere 1936,27 a spendere “uno” di botto da un giorno all’altro, l’istinto (è preminente punto e basta) non è stato filtrato dalla ragione… e spendere “uno” si è rivelato molto… troppo facile.
La ragione, di fronte a una qualunque spesa, avrebbe potuto quantomeno tradurre “uno” in 1000 millesimi e qualche beneficio avrebbe prodotto… alcuni hanno resistito per quanto possibile facendo una conversione in lire ad ogni soldo estratto… ma troppa fatica per la corteccia prefrontale… niente può resistere all’istinto per cui “uno” è “uno” ovvero “poco”.
Altra strada sarebbe stata ricorrere al concetto di “valore rapportato a”… ma impervia e pure più faticosa.
Si poteva riflettere sul fatto che 30 (euro) nell’anno 2000 era il frutto di una giornata di lavoro di un operaio medio… e che quindi ogni spesa dovesse essere rapportata al suo valore… e che 30 (euro) di rata mensile per un’aspirapolvere o un televisore potevano essere troppi… e non pochi.
Un ulteriore “trucchetto” sarebbe potuto essere il seguente.
La ragione avrebbe potuto rapportare quei 30 (euro) alla fatica fatta per averli, al peso psicologico e fisico di una giornata di lavoro, per costringere l’istinto a riesumare quel ricordo emozionale e a dare a quel numero ben altro valore… emotivo e non nominale. Ma diciamocelo… troppo complesso.
Niente da fare… vince sempre l’istinto del “poco” = “sostenibile”.
Quel “297” per me era “poco”… neppure 300 cifra tonda figuriamoci… e nemmeno detto “quasi 300” ma addirittura “poco meno di 300″… l’aggettivazione frega ancora di più… ammettetelo.
E per giunta non potevo avere pronti i paracadute di cui sopra, che per quanto difficili da aprire ed usare qualcosa avrebbero prodotto.
I 1000 millesimi avrebbe dovuto trovare equivalente in 297×365=108.405… ovvero significa veder polverizzare ogni anno 13 quartieri come il mio… e fa ben altro effetto pur rimanendo sulla semantica del puro numero…
E il “valore rapportato a” magari avrebbe potuto trovare una sponda nel numero medio dei decessi annuali nel nostro Paese… e in tanti altri valori magari più “d’effetto”… esercitatevi sul “sito dell’Istat questo sconosciuto”…
E il “valore emozionale”?
Se penso a quanti fazzoletti ho usato davanti a “Schindler list”… o a “La vita è bella”… e a quante volte ho pensato “ma come è possibile, mai più”… magari per la vicenda poi di un solo disgraziato… che però a differenza di quei 297 ho visto rappresentata… potere della rappresentazione…
Quanto e che cosa sarei disposto a fare… quanto e che cosa sarei disposto a perdere… di quanto e in che cosa sarei disposto realmente a farmi limitare per uno stesso numero di morti del lager di Mauthausen?
La risposta è sempre legata a un intenso sforzo razionale… quel numero, di suo, è sempre “poco”.
Ove fortunatamente non si sia colpiti direttamente vedendo rappresentata la sofferenza, affinché la razionalità ci guidi ove l’emozione non ci accende… occorre cultura e ragionamento… perché solo questa, come complesso di esperienze personali o acquisite, nozioni, strumenti logici, e tanto altro può guidarci nelle scelte che costano fatica, perdite e privazioni.
E non per niente esistono le istituzioni (magari sane per carità) che volente o nolente servono proprio a rappresentare una cultura condivisa, e a fare scelte conseguenti, e sopperisca all’inevitabile individualismo istintivo dell’ “uno è poco”… del “297 è sostenibile”.
In questo le formiche come collettivo ci battono alla grande.
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