Entro e già ho l’ansia… la parete (attenzione dico PARETE) che espone circa 1.123 buste (sì le ho contate e ho messo anche il punto alle migliaia)… che racchiudono 47 tipi di insalata (arisì li ho contati) prodotta sollevata da terra, deossigenata, statizzata, plastificata… illuminata a festa e che macabra festa!
L’ansia mi viene dalla possibilità di scelta… ricordo a tutti che da 12 note si fa un universo di musica… non voglio tutta questa scelta… troppa libertà mi confonde… la troppa scelta mi smonta la vena creativa… e mi tocca pure sprecare per questa misera scelta alcune delle 35.000 decisioni che io, uomo medio, devo prendere in un giorno (lo dice Piero Angela)… al limite ogni settimana mettete solo qualche varietà… che ne so… a rotazione.
Chiudo gli occhi e come un automa scaravento nel carrello quelle solite 3 che fanno contenta mia moglie (cosa da perseguire ad ogni costo).
Spingo avanti con i paraocchi e attraverso il reparto delle verdure… tanto poi le prendo in frutteria fuori di qui… come se poi non fossero le stesse robe… dicono che bisogna tener viva la piccola impresa… fosse almeno di qualità.
E avanti con l’altra parete del freddo… il sommo trionfo della creatività applicata alla pecunia… una parete di lactobacillus bulgaricus e streptococcus thermophilus in tutte le consistenze, aromi, colori, e minchiate varie.
Come se non bastasse a farmi girare la testa… non ricordo quando (ma chissene tanto ormai è fatta), con un semplice procedimento matematico, un genio commerciale si è chiesto: ma se a quei 2 lactoqualcosa e streptoqualcosa aggiungiamo a rotazione o combinazione, che ne so, altri 4 lactoqualcosa e bifiduqualcosa?
Eddaje con altre etichette ma queste probiotitizzate! … e lactobacillus acidophilus… e lactobacillus casei… e lactobacillus lactis… e bifidobacterium bifidum… bello questo bifid-bifid!
Sono già 3 minuti che li osservo in ansia, alla ricerca nemmeno a dire di qualcosa di nuovo… non lo voglio strano… ma quei soliti 2… quelli che fanno contente moglie e figlia (cosa da perseguire sempre e a qualunque costo)… i geni del marketing maledetti non me li mettono sempre allo stesso posto.
Lo sguardo si posa occasionalmente sulla più misera fila di vasetti, quella della Centrale del Latte, e badate: un’unica fila schiacciata a destra dalla falange ellenica del greco magro (che fa strano solo a pensarlo magro) e a sinistra dallo schieramento dei vasi cicciotti della bucolica fattoria del sole.
E improvvisamente immagino gli occhietti di quei geni nascosti dietro le file di vasetti… inorridiscono quando il mio sguardo si posa sulla Centrale del Latte e alternativamente passano al sorriso soddisfatto quando si sposta a destra o a sinistra… quelli della Centrale, loro li farebbero sparire.
E allora mi prende quella sana voglia di vendetta… e visto che mi leggono dentro… inizio ad immaginarmi di sera dopo cena… mettere sul fuoco un pentolino, versarci un mezzo litro di Latte della Centrale bello grasso, e portarlo a bollore e poi freddarlo… tempo netto 1 minuto….
…nel mentre bolle e poi si fredda mi faccio un tè o quello che volete scaldi il cuore, o leggo un bel libro… o parlo con mia moglie… o la ascolto (cosa da perseguire sempre e a qualunque costo con l’obbligo di annuire sempre)…
…poi rovescio dentro al latte un mezzo vasetto di yogurt rigorosamente della Centrale del Latte, un poco alla volta mentre li sento soffrire… e lo metto a nanna nella yougurtiera che mi ha regalato zia… quella che per fortuna non ho buttato… tempo netto 1 minuto… e ne ho persi solo 2… o forse guadagnati fate voi…
…la mattina sforno i vasetti come si fa col pane caldo, apprezzando il calorino dell’autoproduzione e annusando l’autosufficienza… ci metto dentro qualche mandorla, un goccio di miele delle arnie del mio amico Tommaso spoletino biologicoestremista, ad esagerare qualche pezzetto di frutta e godo… godo nel vederli trasecolare quelli là… nel veder scorrere le loro lacrime di sangue… e quelle dei signori della plastica, dell’alluminio, dello smog… sì godo!
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